La difesa personale di un ventottenne di Imperia aggredito a Milano
Milano, maggio 2010. Aggressioni, pestaggi e rapine sono all’ordine del giorno, sia nelle grandi città che in periferia. A farne le spese è stato un giovane imperiese di ventotto anni, Andrea Rubino, aggredito senza ragione in centro a Milano. Andrea vive a Imperia da oltre due anni e al suo lavoro di impiegato affianca un continuo impegno nel campo del volontariato che lo spinge anche a viaggiare in giro per il mondo, per cercare di dare conforto a chi è meno fortunato. Il mese scorso si trovava all’aeroporto di Milano, in partenza per frequentare un seminario a cui avrebbero partecipato ragazzi di ogni stato europeo.
Ecco cosa gli è capitato: “Il fine era quello di scrivere una commedia teatrale rivolta ai bambini affetti dalla sindrome di Down. Dopo i continui rinvii per la chiusura dell’aeroporto di Riga [causata dall’eruzione del vulcano Islanda, ndi], il volo è stato cancellato. Il responsabile dell’organizzazione, gentilmente mi ha ospitato a casa sua. Dopo una serata tra amici in pieno centro a Milano siamo tornati a casa a piedi.
Nei pressi di una discoteca c’erano un centinaio di ragazzi, tutti vestiti con abiti griffati. Ad un certo punto un gruppo di quegli adolescenti ha cominciato a fissarci. Uno di loro, con chiaro intento provocatorio, ci ha urlato qualcosa in milanese. Io e il mio amico abbiamo tirato dritto, ignorandolo. Dieci secondi dopo un pugno mi colpiva alla mandibola destra. Il mio amico, aggredito da più ragazzi cadeva invece a terra. Nonostante fossi stanco morto, dopo una giornata di code, e fossero le due di notte, il mio cervello si è attivato per evitare il pericolo. Ricordo che mi son messo in una posizione tale da non poter esser aggredito alle spalle e da fronteggiare uno alla volta gli aggressori. Di fronte a me avevo tre persone, che cercavano di colpirmi al volto e allo stomaco. Uno di loro stava cercando anche di derubarmi.Saranno passati trenta secondi e due robusti ragazzi, che dopo ho scoperto esser rumeni, si ponevano tra il mio amico e gli aggressori. Nonostante fosse immobile per terra in un bagno di sangue, questi ragazzi continuavano a dargli calci in faccia. Per fortuna è arrivata una volante dei carabinieri ed i suoi aggressori sono fuggiti. Erano in sei. Di centinaia di ragazzi presenti al momento dell’aggressione, neanche uno si vedeva in giro o era accorso in nostro aiuto.”
Gli aggressori infatti non sono stati né identificati né arrestati. Il mio amico versava in condizioni disastrose: ha riscontrato diverse fratture, alcuni denti scheggiati e purtroppo, secondo il parere dei medici, la faccia rimarrà irrimediabilmente sfigurata. Io avevo solo un dolore alla mandibola, ma nulla di grave per fortuna. Nessuno, vedendo le ferite del mio amico, riusciva a comprendere come fossi riuscito ad uscirne indenne. Solo la mattina seguente, dopo una notte passata al pronto soccorso del Policlinico di Milano, ho capito che me l’ero cavata grazie al Krav Maga, una particolare tecnica di difesa personale, nata per i sopravvissuti ai lager nazisti, che avrebbero costituito l’esercito del nascente stato israeliano.
Questa tecnica era stata ideata quindi per persone di corporatura esile e senza alcuna esperienza di arte marziale. Ho frequentato un corso da istruttore presso la IKMO. La IKMO è una organizzazione, internazionalmente riconosciuta, in quanto i suoi docenti, sono anche istruttori dei reparti speciali israeliani e russi. Durante il corso si impara ad insegnare la difesa personale contro aggressori multipli, a mani nude o armati (si va dal bastone al coltello, fino ad arrivare alle pistole). Inoltre il corso prevede anche le tecniche per salvare terze persone, insegnamenti utili per chi volesse intraprendere la professione del “buttafuori” o del bodyguard. Nelle mie esperienze di volontariato ho conosciuto ragazze che, nonostante avessero vissuto violenze anni prima, continuavano a descrivere quella situazione dettagliatamente, tremando o piangendo. È per questo che, per acquisire maggiore fiducia in se stesse, a molte donne che hanno subito violenze viene consigliato lo studio del Krav Maga. Io ho insegnato questa tecnica a mia sorella, quando aveva solo 13 anni. Nonostante l’avesse presa come un gioco, proprio sotto le festività natalizie, nella principale piazza della mia città originaria (Brindisi, ndi), davanti ad un sacco di gente, nessuno è accorso in suo aiuto quando un balordo l’ha aggredita. A soli 14 anni, è riuscita a difendersi e a mettere in fuga il suo aggressore.
Rassegna stampa web
Fonte: ecodellariviera.it
Autore: Marco Frassinelli
